DOORS OF LECCE

Durante la mia ultima visita a Lecce avvenuta lo scorso novembre, mi sono soffermata sulle porte di questa città. Ma non le porte che circoscrivono il centro cittadino, bensì le porte di abitazioni private, che mi fermo ad ammirare ogni volta. Spesso cammino con il naso all’insù per ammirare i balconi di queste case.

LECCE E LE SUE PORTE

Il mio amore per questa città è antico, sincero e immutato. In questa città ho studiato, avuto i miei primi lavori e vissuto per la prima volta “lontana” da casa, giusto quei 40 chilometri che ti fanno sentire autonoma e un po’ più grande e indipendente!

Nei primi anni da pendolare, capitava spesso di avere qualche ora di buco tra una lezione e un’altra. Per questo motivo ho iniziato a passeggiare per il centro storico, al punto da conoscerlo praticamente a memoria.

 

LECCE IN POESIA

In giro per il centro storico della “Firenze del Sud” 

C’è un vecchietto in piazza Sant’Oronzo che
vende i biglietti della lotteria e fa
tenerezza vedere il presepe, giù,
nell’anfiteatro fermo da tempo
lontano. Le strade strette guidano
l’anima insicura verso improvvise
apparizioni: chiese e palazzi con
pietre chiare e sfuggenti e il vento porge
i suoi sbuffi silenti tra loro.
Da Porta Rudiae entro nel cuore della
città vecchia; dal sapore nobile
via Libertini mi spinge tra le
braccia larghe di piazza Duomo, dove
è l’esempio del vortice dorato
che la mente subisce dalla bella
visione tra la chiesa e il seminario.
Proseguo nell’incanto: via Palmieri
e i suoi palazzi trionfanti che con
putti e mensole decorate fanno
respirare una calda aria; profumi
inebrianti aprono la vista per
apprezzare la severità forte
di Porta Napoli, che apre lo sguardo
sullo spiazzo universitario.

Volgo le spalle e torno nei meandri di quel
Medioevo magico che assaporo
ancora oggi. Ecco! Fulmineo splendore!
Dopo aver costeggiato con stupore
palazzo Adorno, la magnificenza
spalanca i miei occhi: lussuria e forza
riassunte sulla facciata della
basilica di Santa Croce.

Non ho parole bastevoli per lodare
il fascino tra sacro e profano di
quell’orgiastica espressione artistica
chiamata Barocco.

E non mi stanco di
camminare fino a quando non scorgo
un portone antico rivelatore
di una grazia comune a tutti questi
palazzi leccesi: l’ampio cortile
che motivi vegetali rendono
gentile e contrasta con le anguste
stradine. Forti vibrazioni sento
nell’atmosfera, in una città dove
la primavera è in ogni ora presente.

Teodoro De Cesare 

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Sono Francesca Romana, lavoro nel marketing turistico e vivo a Vienna da nove anni. “Scrivo, assaggio, viaggio, ergo sum” è diventato il mio motto.

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