Ciao Yvonne e grazie per la tua disponibilità. Di cosa ti occupi e quale “professione del vino” rappresenti?

Sono la responsabile di una cantina dell’azienda vinicola biodinamica in Toscana. Ufficialmente uno potrebbe chiamarmi enologa, però io preferisco descrivere il mio lavoro come “assistere, monitorare ed accompagnare l’uva durante la loro trasformazione da uva in vino”. Tutto quello con il massimo rispetto per la natura. Osservando e imparando.

Quali sono le sfide attuali nel tuo lavoro?

Quale viaggio nel mondo del vino ci regali oggi?

Per cominciare vorrei esprimere che il più bel regalo del mondo del vino è L’UVA con la sua identità, che, insieme con il terroir, riesce ad esprimersi poi nel suo modo caratteristico ed unico vigorosamente diverso ogni anno, a seconda della parcella.

La sfida – oppure il bel compito – dell’“enologo” è osservare, ascoltare, sentire … con occhi e mente aperta, cosa l’uva di questa parcella, di questa annata, di questa età vuole dirti, come vuole esprimersi …. E poi trovare il modo ad assisterla nel farlo.

Qual è il tuo rapporto col vino? Come ci sei entrata in contatto

Onestamente, il vino è l’espressione dell’uva e della natura.  Come un bambino (= metaforicamente per l’uva), che porta le sue caratteristiche, ha il suo potenziale che vuole esprimere. Se l’enologo lo capisce, è un regalo poter assistervi. Come i genitori e gli allenatori provvedono che i bambini acquisiscano i requisiti fondamentali (insegnare a camminare, buona educazione etc), l’enologo provvede alla buona igiene,  alla temperatura giusta e ai travasi se necessario.

Però non può mai essere che, solo per motivi di moda (sempre usando una metafora, avere per esempio orecchi di una certa forma in un bambino), va sforzato una modifica del vero carattere naturale (per esempio usando additivi enologici che modificano sapore etc) .

Come sono entrata? Hanno sempre avuto un fascino per me, il vino, l’uva, la verità della natura. Per me è una scelta di cuore.

Condivideresti la tua esperienza con chi sta per iniziare e non sa a cosa va incontro?

Cosa ti piace del tuo lavoro? E cosa ti piace meno ma “va fatto”?

La cosa più importante è, secondo me, avere la mente e il cuore aperti e accesi, per valutare ogni giorno le cose che scopri. Ognuno valuta a modo suo, e vive le conseguenze, quindi non c’è solo un modo giusto o uno sbagliato. Per quello posso solo raccontare delle esperienze soggettive.

A me piace il contatto con l’uva, toccare le bucce, sentire gli odori e i profumi in fermentazione, assaggiare i sapori durante la trasformazione da uva a vino. Allo stesso tempo usare la conoscenza scientifica dei processi chimico-biologici che si stanno svolgendo, valutare, reagire, comunicare con i collaboratori. E’ quell’insieme di natura, lavoro manuale, usare la conoscenza ma anche i sensi. Sempre con la consapevolezza che è la natura che dedica il processo, e che noi siamo gli assistenti, che con occhi aperti possono cercare di reagire nel modo migliore.

E’ una interazione vivente 😊

Mi piace di meno, ma fa parte della realtà, che a volte sono delle situazioni dove tu vedi come potresti assistere al vino ad esprimersi pure di più (per esempio in un modo più soffice di spostare uva, mosto etc), dove però per motivi di attrezzature e altro non è possibile.

Dalla formazione alla professione

Quale percorso hai affrontato per arrivare fino a qui, che competenze hai acquisito?

Ho intrapreso degli studi umanistici e scientifici in medicina, omeopatia e pedagogia. Successivamente ho studiato enologia e viticoltura. Conosco quattro lingue: inglese, tedesco, francese e italiano.

Dopo aver lavorato in aziende convenzionali, ho capito subito cos’è la differenza fra vino vero oppure “una bibita costruita a base di succo d’uva”. Poi da lì, ognuno fa la sua scelta su cosa vuole fare nella sua vita professionale.

Cosa fa “curriculum” nel tuo settore? Quali sono le “skills” che bisogna avere assolutamente?

Secondo me, la cosa più importante sono cuore e mente aperti per capire cosa ti insegna la natura, capire come rispettarla. Bisogna avere una buona intuizione e il coraggio di seguirla. Occhi aperti, interesse e un volere vero a imparare. Il tutto affiancato da una buona dose di umorismo …. tutto il resto si può imparare.

Praticamente per fare curriculum bisogna fare diverse esperienze in varie cantine e vari posti del mondo. Magari convenzionali e naturali per vedere la differenza, e per scegliere cosa fa per te e cosa non fa per te.

Per fare il tuo lavoro conta la formazione o l’esperienza?

Tutte e due, però direi soprattutto l’esperienza. Si impara SEMPRE. La formazione ti da un background, un’idea. Però il lavoro vero e il contatto con l’uva ti insegnano ogni giorno delle cose. Importante è avere gli occhi e gli sensi aperti ….

Sicuramente ogni esperienza è personale e non esiste una formula sempre valida.

Ma secondo te quali sono gli “errori” tipici da evitare all’inizio della carriera come la tua?

Avere una mente chiusa.

Sono curiosa e ti chiedo di condividere con i miei lettori la tua esperienza.

Descrivici una giornata tipo del tuo lavoro con il vino. Cosa fai, come inizia la giornata lavorativa e come finisce.

Partiamo dalla vendemmia.

Alle 6 incontro con il farm manager per un aggiornamento sui lavori, poi si va in cantina (e i vendemmiatori in campagna).

La prima cosa da fare in cantina è toccare l’uva in fermentazione, sentirne i profumi, assaggiare, valutare la consistenza delle bucce per sapere qual è la fase della fermentazione, controllare temperatura e gli zuccheri  … sentire i vini in fermentazione. Poi si decide se ci sono analisi da fare, travasi, svinature etc, e si scrivono tutte le osservazioni e i lavori eseguiti nelle rispettive “schede fermentative”.

Si preparano le vasche per l’arrivo dell’uva della giornata, la diraspatrice, i tubi, le pompe, e la pressa. Si fa delastage sui rossi in fermentazione e la prima follatura per le vasche piccole. Si svinano i vini alla fine della fermentazione. Si travasa il mosto a fine fermentazione.

E’ importante che ci siano anche sempre momenti per ridere, scherzare e per rilassarsi qualche minuto …. in questo lavoro aiuta il buon umore 😊

Potrei continuare con il processo passo per passo, ma vi lascio proseguire con la vostra fantasia ….

Alle 23 di sera circa saremo stanchi, però con un sorriso sulla faccia se tutto è andato bene.

Alcuni della squadra (quelli del turno di pomeriggio/notte) resteranno con i vini (se ve n’è bisogno), gli altri (il turno di mattina avrà già finita intorno alle ore 15) saranno già a casa o chissà dove.

Ed io mi metterò in strada sotto le stelle per qualche ora di riposo 😉

La cultura del vino – Vino e cultura

Cosa vuol dire per te esportare un prodotto come il vino all’estero?

Far sentire al mondo un po’ della nostra realtà.

Quando si tratta di vino, si parla di “terroir”. Mi sono sempre chiesta una cosa.

In che modo la tua cultura di appartenenza influisce sul tuo lavoro?
Trovi che il tuo “passaporto” giochi un ruolo anche nella tua vita professionale?

Il Terroir si riferisce alla terra, suolo, clima nel senso che tutti i fattori che influiscono l’uva e il vino.

Chiaramente anche l’essere umano, con la sua energia, influisce. Più che la nazionalità secondo me importa e influisce la personalità delle persone che lavorano con l’uva e il vino.  Se l’essere umano lavora la terra/l’uva/il vino con amore e buone intenzioni si trasmette buona energia. Per quello è fondamentale, che siano persone che amano il proprio lavoro portando rispetto alla natura.

Trend della tua professione

Quali sono i trend nel tuo settore al momento. Cosa dobbiamo aspettarci nel settore dell’enologia nei prossimi anni?

L’enologia moderna ha una vasta scelta di prodotti disponibili, che possono influire sulla “massa d’origine” in modo da “produrre” una “bibita gustosa a base di succo di uva”  …. Scusate il gioco di parole.

Fin ad oggi, non c’è obbligo da scrivere sull’etichetta di vino gli “ingredienti”, quindi per il consumatore non c’è trasparenza sugli aggiunti che sono stati fatti sulla bottiglia che lui ha acquisto (tranne “contiene solfiti”) .

Secondo me, ci vorrebbe trasparenza!

Spero che sempre più clienti abbiano il coraggio di informarsi e scegliere i vini autentici.

Ci sono degli aspetti legati al digitale che influiscono nella tua professione di enologa e vignaiola?

Quali sono i nuovi strumenti che si possono applicare nel tuo lavoro?

Ci sono degli “kit” per fare le analisi di base  (tipo pH, acidità etc) in un modo molto facile in ogni cantina e mantenere gli valori su una database. Poi chiaramente c’è tanta informazione che si trova tramite Internet etc.

Però la campagna, l’uva e  il vino si lavora sempre con le mani …. vero ?   😉

Vorresti aggiungere qualcosa ?

Ringrazio tutti per l’interesse e ribadisco: scegliete voi, cosa va bene per voi 😊

Ognuno individualmente.

Se volete venire a trovarci, oppure avete domande, contattateci volentieri 😊

Salute 

 

 

CANTINA COSIMO MARIA MASINI

Tenuta di Poggio S.S. Società agricola
Via Poggio al Pino 16
56028 San Miniato – Pisa, Italy

 TEL. + 39 (0) 571 465032
 FAX + 39 (0) 571 465954

Wine Tour Visite
Visite in azienda su appuntamento hospitality@cosimomariamasini.it

Sito | Instagram 

 

 

 

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